venerdì 26 ottobre 2012

A Montaldo Scarampi - parte VI

Lardo e castagne al  miele




C’è stato un tempo, non molti decenni fa,  in cui le castagne costituivano non solo un intermezzo goloso per ricordare l’inizio della stagione autunnale: nelle povere terre di montagna – ma anche nelle relativamente più fortunate campagne - rappresentavano, infatti, uno tra gli elementi basilari per il sostentamento della popolazione durante la stagione fredda.
Arrostite sulla fiamma dei camini, bollite, o ridotte in farina, facevano parte dell’alimentazione sia - raramente - come accompagnamento a formaggi o carni, che come ingrediente principale di zuppe, farinate, pane, pasta o, talvolta, rustici dolci quali frittelle e castagnacci.

E così, anche nel Monferrato, la raccolta delle castagne – insieme a quella delle più pregiate nocciole e noci  –  costituiva un importante elemento della dieta locale; tanto che nella famiglia di mia madre si tramandava un episodio, realmente accaduto, nel paese di Castagnole Lanze di cui la mia bisnonna, nata alla fine dell'800, era stata, da bambina, diretta testimone.

Erano i primissimi anni del XX secolo; quell’anno l’autunno era stato eccezionalmente clemente e particolarmente abbondante era stata anche la raccolta delle castagne...talmente opulenta che gli abitanti avevano resi partecipi di quella grazia inaspettata anche gli animali da lavoro; tutti avevano avuto la loro parte del ricco e pregiato raccolto, anche le bestie da soma, asini e somari.

Ma, come spesso accade, l’anno seguente, al contrario, si era dimostrato assai avaro, tanto che, delle castagne così necessarie al sostentamento della popolazione durante il lungo e freddo inverno, non se n’era vista neppure l’ombra…La ragione del calamitoso evento venne imputata alla punizione divina in seguito allo scialo perpetuato l’anno precedente, tanto che la popolazione, per implorare il perdono della divinità e evitare calamità peggiori, decise di organizzare un processione, cui tutti parteciparono, lungo la strada che attraversava il paese.

A capo della processione il parroco, in paramenti da cerimonia, brandendo il crocifisso, intonava le preghiere di rito, seguite dalla promessa dei penitenti: “Mai più castagne agli asini!
Mi no, mi no, mi no!” (Io no, io no, io no!), rispondevano in coro, dietro di lui, i fedeli debitamente contriti... 
Frase che, in famiglia, è diventata espressione proverbiale, ad indicare la necessità di evitare sprechi o regalie a chi non le merita.

Tornando all'argomento castagne, l'uso di mangiarle come antipasto accompagnate dal lardo è in realtà un'usanza non precisamente autoctona, bensì un'ibridazione "fusion" con la cucina valdostana; e, come accompagnamento, è stato infatti servito dell'ottimo lardo di Arnad.

Per un gustoso antipasto autunnale

300 gr di castagne
300 gr miele (tiglio o millefiori)
300 gr acqua
1 o 2 foglie di alloro

In una pentola a pressione mettere a bollire le castagne intere con l'acqua e le foglie d'alloro; farle cuocere per cinque minuti a partire dall'entrata in ebollizione della pentola e lasciarle a raffreddare chiuse dentro la medesima. Una volta fredde sbucciarle, cercando di mantenerle intere.
In una pentola antiaderente mettere a scaldare l'acqua e il miele in parti uguali; raggiunta l'ebollizione aggiungere le castagne e metterle a caramellare a fuoco lento per circa dieci minuti. 
Quando le castagne sono lucide e il liquido si è consumato della metà, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare. 
Servire subito o invasare in vasi di vetro coprendo le castagne completamente con lo sciroppo (nel caso aggiungere miele).

Posta un commento
GiornaleBlog Notizie Blog di Cucina