venerdì 22 febbraio 2013

Metamorfosi e metafore

Spaghetti alla siracusana




Agosto 2009. A Siracusa, una sera, con Ornella e Claudio, dopo una torrida giornata trascorsa a visitare le città barocche della Val di Noto (Noto, Modica, Scicli). Arrivati a Siracusa nel tardo pomeriggio, il giro della città e del centro storico, fino ad arrivare appunto all'isola di Ortigia, dove si trova la fonte Aretusa; un piccolo laghetto semicircolare che, come una fontana, è circondato da una balaustra, e dove, in mezzo a rigogliose piante di papiro, nuotano pesci d'acqua dolce...

Quanti, al liceo, avranno tradotto, dal latino - di Virgilio, di Cicerone o di Lucrezio -  o dal greco, la leggenda di Aretusa? Di lei, figlia di Nereo e ninfa del corteggio della dea Artemide si innamorò il bellissimo fiume Alfeo figlio del dio Oceano, spiandola mentre si faceva il bagno nuda, dopo di che per averla la inseguì per tutta la Grecia. Ma la ninfa - impaurita o, piuttosto, semplicemente non interessata - pregò Artemide perché la salvasse dalle attenzioni del dio innamorato, trasportandola oltre il Peloponneso in Sicilia e trasformandola in una fonte. 
Disperato Alfeo la inseguì ovunque finché Zeus, mosso a compassione dal suo dolore, non lo tramuto in fiume sotterraneo, consentendogli di riunire le sue acque con quelle dell'amata dal Peloponneso fino, appunto a Siracusa.

Non so quale morale si possa trarre da questa leggenda che, personalmente, mi ha sempre lasciata alquanto perplessa; perché, comunque, più che della riunione di due innamorati sfortunati sembra sia una storia di prevaricazione, o, come si direbbe oggi, un atto di stalking, nonché l'elogio del potere della raccomandazione  - Zeus, dopotutto,  non poteva farsi i fatti suoi? - per non parlare della violazione della privacy per cui non ci si può più fare un bagno senza essere spiati .
Ma questo era, evidentemente, lo spirito del mondo greco (antico), non quello anglosassone...

Al di là di queste considerazioni, pare comunque che questa leggenda sia nata sia per la particolarità di questa fonte d'acqua dolce posta in prossimità del mare il cui flusso d’acqua, almeno in epoca antica, proveniva veramente da sotto il livello marino, sia per la nostalgia e il vincolo culturale che gli antichi coloni greci provavano per la madrepatria; tanto che, un altro mito del tempo, narrava come quando ad Olimpia si sacrificavano i tori agli dei, le acque della fonte Aretusa si colorassero di rosso, segno tangibile di quest'unione sotterranea tra il fiume e la sorgente.


Vicino alla fonte Aretusa il lungomare, con la sua passeggiata costeggiata di locali, in uno dei quali abbiamo gustato una specialità tipica, gli spaghetti alla Siracusana; di cui ho trovato varie versioni e descrizioni, ma che  ricordo di avere assaggiato in questa che, per ingredienti mi era sembrata molto appropriata come metafora della leggenda: infatti come si può meglio descrivere un matrimonio marino tra due regioni differenti ma simili come la Grecia e la Sicilia, che tramite un piatto che unisce tra loro elementi come pesce, olive, capperi e pane?

Per una ninfa e un fiume
(dosi per due semidei)

per il piatto:

120/150 gr spaghetti grossi

per il condimento:

15/20 olive
100 gr pomodori freschi (circa 2 pomodori)
4/5 sarde fresche private di lisca e coda

1 manciata di capperi
1 manciata di uvetta messa a rinvenire in una tazza d'acqua calda
1 spicchio d'aglio
prezzemolo qb
zucchero qb
sale qb
olio evo qb

100/150 gr pane grattugiato (tenersi abbondanti)
olio evo qb

In una padella mettere a scaldare 1-2 cucchiai d'olio evo; aggiungere lo spicchio d'aglio e i capperi tritati e, di seguito, le alici (o sardine) tagliate a pezzi. Una volta che il pesce è cotto - quasi subito -aggiungere i pomodori - freschi o pelati - tagliati anch'essi a pezzi, un pizzico di zucchero (nel caso si tratti di pomodori freschi), un pizzico di sale e l'uvetta. Verso fine cottura aggiungere le olive. Il sugo sarà pronto quando l'olio si sarà spostato verso il bordo esterno della padella

In una padella di ferro o antiaderente mettere a tostare, in un cucchiaio d'olio, il pane grattugiato (meglio se ricavato da pane secco siciliano).

Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata; condirli con il sugo e con abbondante pane grattugiato: deve formare una patina consistente sugli spaghetti, per dare il giusto contrasto tra morbido e croccante. Cospargere con il prezzemolo tritato. Servire caldo.

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