mercoledì 26 agosto 2015

Semplici piaceri masochisti

Marmellata di more




Passeggiare in vecchie strade sterrate fra i campi, vestite con pantaloni e vecchie magliette scolorite e spruzzata di spray contro le zanzare, un sacchetto di plastica, un coltello per raccogliere le erbe, le chiavi di casa.
Cercare i roveti, ardenti di more dopo che ieri è piovuto. 
E tornare a casa, stanca, impolverata, graffiata e macchiata di viola. 
Sono cose che non hanno prezzo. 
Ed è solo la metà del viaggio; adesso bisogna lavare e sterilizzare i vasetti e cuocerla, la marmellata di more...

Perché ci piace, soffrire

1 kg more di rovo
1 kg di mele non trattate
800 gr di zucchero
1 limone (il succo spremuto, ma va bene anche un pezetto di zenzero tritato, in alternativa)
1/2 bustina di pectina 2:1 (facoltativa)

Per intanto occorre procurarsi una pentola molto alta, perché quando la marmellata bollirà avrà la cattiva abitudine di schizzare gocce roventi su di voi e su  tutta la superficie di cucina disponibile.
In questa pentola mettere a cuocere le more e le mele tagliate in quarti, private del torsolo e poi tagliate a pezzetti ma non sbucciate, perché nella buccia è contenuta la pectina che permetterà alla marmellata di gelificare. Aggiungere il succo di limone.
Cuocere il tutto fino a che il contenuto della pentola non si sarà ridotto della metà; si può cuocere anche il giorno prima - soprattutto se siete sopraffatti dalla raccolta delle more - anzi, in realtà è meglio perché il composto si addensa di più.
Qui poi esistono due scuole di pensiero: c'è chi toglie tutti i semini servendosi di un passino; per veri masochisti si possono togliere a uno a uno con una piuma d'oca, come per la gelatina di ribes di Bar le Duc. Se come me non sapete più dove sia finito il vostro passino suggerisco di frullare il tutto: la vostra marmellata risulterà più granulosa, ma i semi tritati consentiranno alla marmellata di solidificarsi meglio, contenendo anch'essi pectina. 
Aggiungere lo zucchero e portare la marmellata ad ebollizione: aggiungere mezza bustina di pectina vi consentirà di ridurre il tempo di bollitura a cinque minuti, salvaguardando voi e la vostra cucina dagli schizzi di marmellata rovente.
Invasare subito  la marmellata nei vasetti di vetro, che avrete provveduto a lavare e sterilizzare mettendoli ad asciugare in forno a testa in giù a 100 gradi per circa 10 minuti ( i tappi no, io li lavo con acqua e candeggina e li asciugo con la carta).
Consiglio prima di riempire i vasetti di avvolgere intorno al bordo una striscia di carta di alluminio, in modo da non sporcare il bordo; riempire bene i vasetti fino a un cm dall'orlo,  richiuderli e lasciarli raffreddare a testa in giù in modo che si crei il sottovuoto. 
Tirare il fiato, prima di lavare i vasetti ed etichettarli; quindi potrete riposare e dirvi che per quest'anno va bene così...


Posta un commento
GiornaleBlog Notizie Blog di Cucina