domenica 31 agosto 2014

Insalata Teresina

Il cibo della memoria n.2




In un appartamento a Torino, nei primi anni '70 del XX  secolo.
Nel cucinino, dietro la tenda a fiori, la nonna Teresina preparava l'insalata: immergeva i pomodori nell'acqua calda, dopo averli incisi poi, con un coltellino, levava tutta la buccia prima di affettarli, insieme al sedano già lavato e ai peperoni, belli carnosi. Per ultima, prima di lavarsi le mani, affettava finemente la cipolla bianca piemontese. 
Nel frattempo nonno Mario preparava la tavola: sulla tovaglia a motivi Madras verdi rosa e azzurri posava piatti, bicchieri e posate - le mie, ultima nipote, più piccole, con i manici in bambù - quindi le biove e i grissini rubatà, prendendoli dal sacchetto di carta nel buffet di legno chiaro inciso con scene di lavori campestri; infine la bottiglia dell'acqua Lurisia, fresca di frigo e la botticella panciuta di vino, con sul bordo un ferma gocce di cotone lavorato all'uncinetto. Poi, quando la nonna portava in tavola l'insalata, nella sua boule di vetro, prendendo la bottiglia dell'aceto di vino, che lui produceva in cantina in un piccolo barilotto, insegnava a noi nipoti come si condisce l'insalata...
"Lo sapete quante persone ci vogliono, per condire l'insalata?"
"Quattro", rispondeva al nostro diniego, dopo che la risposta più ovvia era stata rifiutata. 
"Un avaro per l'aceto", diceva versandone con parsimonia nel cucchiaio.
"Un saggio per il sale", affermava aggiungendo una presa di sale nell'aceto per scioglierlo prima di versarlo sulle verdure.
Poi, prendendo la bottiglia dell'olio di semi di mais - la nonna era una salutista, per l'epoca - aggiungeva: "Un prodigo, per l'olio", mentre ne versava due cucchiai.
 "E, infine, un pazzo per mescolare", concludeva rimestando l'insalata con vigore, con forchetta e cucchiaio.
Nell'aria, intanto, si diffondeva il profumo della carne cotta con aglio, burro e erbe.

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