venerdì 15 giugno 2012

Poggiapentole in alluminio anni '50





Geniali. Non c'è altra maniera di definire questi poggiapentole in alluminio
Perchè sono monoblocco, ossia costituiti da un solo pezzo in cui è solo una piega a creare la congiunzione tra la base e i piedini che la tengono sollevata.
Leggerissimi - sono stati ricavati da una lastra di circa un millimetro di spessore, forse meno, poco più dello spessore di una lattina di bibita; poco materiale, poco spreco di energia per produrli.
Monomaterici: è solo alluminio, non verniciato, facilmente riciclabile, sia per il tipo di materiale che per lo smaltimento.
Tecnologicamente avanzati: sfruttano il principio della trave reticolare, per la distribuzione dei carichi sulla superficie, e delle superfici nervate, per i piedini: nonostante la leggerezza sono quindi in grado di supportare carichi molto pesanti, quali pentole piene di cibo bollente, tenendoli sollevati e contribuendo al loro raffreddamento.
Facili da pulire: con acqua e detersivo o lasciandoli a mollo in acqua e ammoniaca, volendo fare un lavoro di fino che interessi anche le nervature delle gambe.
Facilmente impilabili, consumano poco spazio sia per il trasporto nelle operazioni di vendita che in cucina.
Belli, con un'estetica che rimanda a mondi di tecnologia espressionista della prima metà del secolo scorso da Metropolis (1927)di Fritz Lang (non per niente architetto) alla fantascienza dei fumetti di  Flash Gordon (1934)...
Unico neo: sono praticamente indistruttibili - sono in servizio attivo da oltre mezzo secolo - il che, si sa, in realtà non coincide con le esigenze di vendita della produzione di oggetti di design.
Ma come vorrei che di questi oggetti se ne progettassero di più.
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