giovedì 6 dicembre 2012

Alla fiera di Santa Caterina 2012




Piova, nevichi, faccia bel tempo o tiri vento - che, a Rivoli, posta sulla pianura all'imbocco della Valle di Susa, è un'evento non raro e comunque di rimarchevole intensità - il rivolese, nel lunedì posto a ridosso del 25 di novembre, non prende impegni, anzi, se può, un giorno di ferie, per poter partecipare all'evento cittadino più antico e atteso dell'anno, la fiera di Santa Caterina.
Che quest'anno, per la cronaca, è la 648°, essendo stata formalizzata nel 1365 - per cui, probabilmente, già esisteva prima - da Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde.
Rivolesi, dunque, ma non solo, perché comunque la fiera - che si estende per tutta la città, con un percorso che si estende per buona parte del centro cittadino, inclusa l'antica via di Francia (ora corso Francia), fino a giungere a ridosso dell'area agricola, un tempo sede della medioevale pieve di S. Martino dei campi - è un appuntamento noto e amato anche nei paesi confinanti e dai torinesi.
I quali, in metropolitana e pulmann - che, per quel giorno accorcia e devia il suo percorso - raggiungono l'inizio del mercato su corso Francia, a ridosso del cimitero cittadino.
Fiumane di gente che, dalle prime ore del mattino fino a sera, si riversano nella città, in cerca dei regali per le imminenti festività di Natale e di specialità tipiche - locali e nazionali - dei venditori di generi alimentari che qui affluiscono.
Perché Rivoli, un tempo luogo di villeggiatura estiva delle famiglie nobiliari torinesi, nonché dei nobili oriundi che qui avevano i loro possedimenti - dagli anni dell'espansione industriale ha accolto abitanti provenienti dalle più varie regioni italiane; che oggi, pur essendo fieramente rivolesi, mantengono le loro tradizioni alimentari; dal baccalà dei moltissimi veneti del Polesine - Contarina e dintorni - emigrati dopo l'alluvione del 1951, ai Siciliani, ai Calabresi, ai Sardi, ai Pugliesi, ai Lucani e via dicendo, in un mélange gastronomico che tocca tutte le regioni d'Italia. 
Tutte rappresentate nelle bancarelle nel centro cittadino.
E quindi, di seguito, un reportage fotografico - realizzato da me e dall'amica Laura, che, con Manuela condivide da anni con me questa tradizione - per documentare presenze e tendenze gastronomiche dell'anno in corso...

Iniziando da corso Francia, con il banco dei formaggi, che accontenta tutti i gusti 




con le tome e altri formaggi piemontesi stagionati... 



vicini alla ricotta salata siciliana rivestita di pistacchi...


e all'immancabile baccalà per la polenta, gioia delle famiglie di origine veneta e non solo.


Poco oltre il pane siciliano all'uvetta e alle olive, dal peso - e prezzo - specifico del metallo pesante...


e, di fronte, olive di tutti i tipi, pomodori secchi, 


lampascioni, taralli e pane pugliese. Poi, proseguendo sulla rotonda -  dove ho avvistato come novità dell'anno un venditore di pane e panelle e pane ca' meusa dal palermitano strettissimo (che però non ho fotografato, quindi credetemi sulla parola) -



il banco del cioccolato che vende, oltre alle repliche dei rocchetti di spago, in omaggio ai nuovi tempi elettronici, mouse e cellulari


nonché oggetti di finto metallo così verosimili da dover esporre l'avvertenza "no ferramenta"


Inoltrandosi poi nella parte più stretta e affollata del corso, frutta secca di tutti i colori e qualità



e, infine,  l'appuntamento annuale con il mitico banco delle specialità siciliane "Il Padrino",


con lo zibibbo, le paste di mandorla di tutti i sapori possibili e immaginabili,


ma soprattutto, di cui è impossibile stabilire se siano più DOCG siciliani i cannoli,


gli sfincioni, gli arancini... o i venditori!


E, per chi dopo questa camminata, si sia pentito di aver messo delle scarpe troppo strette che gli fanno dolere calli e occhi di pernice, gli appositi allarga scarpe;  anche questi una novità, forse segno di una popolazione che sta diventando statisticamente sempre più anziana.

Poco più in su, nell'antica strada Maestra - ancora chiamata così dai rivolesi benchè il nome attuale sia via Piol - formaggi, frutta e verdura autoctona e piemontese, con i banche che partecipano anche, tutti i sabati, al mercatino degli agricoltori dietro alla chiesa della Collegiata Nuova,



tome, tomini, prataiole, raschera e altri formaggi DOP


e, come abbinamento, pere, puciu, patate di montagna e zucche.


E ancora, per il divertimento di grandi e piccini, gli artisti di strada! 
L'albero semovente (con annesso topolino, che, a sorpresa, spuntava dalle radici a ritirare le offerte)


i burattini di corda e stoffa a imitazione di cagnolini...



e il flaneur ottocentesco che ballava al suono della colonna sonora del Favoloso mondo di Amélie.


Più sotto, nella piazza del parcheggio, vicino a piazza Martiri, concerto di musiche di nativi americani...


e vendita di artigianato e cesti africani;


senza trascurare le necessità degli amici amici più fedeli, ai quali quest'anno erano dedicate parecchie bancarelle: questa la più fornita, con il cappottino etnico per cani radical chic e il piumino "Monchien" in versione dorata, per cani modaioli!


E infine, dato il tipo di fiera, non potevano mancare i grandi stand del torrone e dello zucchero filato - ovviamente Sebaste...


le piante decorative...



gli alberi da frutto...



e, dall'Umbria, gli attesissimi banchi della porchetta e della salsiccia calda, da gustarsi nei panini insieme a crauti o peperoni, gioia degli affezionati della fiera...in versione porchettaro evoluto, con sfere stroboscopiche e grandi luminarie...


porchettaro odierno,


e porchettaro retrò.


Per queste ultime foto - scattate nella zona dedicata al mercato agricolo -  ringrazio l'amica Laura, dal momento che, con Manuela, mi stavo già dirigendo a recuperare la macchina in uno dei tanti parcheggi "di fortuna" allestiti dal Comune per far fronte alla grande affluenza di gente attirata dall'evento. Arrivederci all'anno prossimo...
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