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lunedì 23 giugno 2014

Sacrifici di stagione

Torta di pesche al cioccolato con crumble alla noce moscata




Quelle illuminazioni che ti colpiscono raggiunta l'età della maturità, come la consapevolezza di una certa qual propensione al vittimismo profondamente insita nel DNA familiare anche se, più probabilmente, caratteristica locale, se non universale.

domenica 21 luglio 2013

A Montaldo Scarampi - parte X

Pesche ripiene al forno




Si, lo so, sono in ritardo: è che proprio non riuscivo più a trovarle, le foto per l'ultimo piatto della cena di Montaldo Scarampi; forse perchè non l'avevo fotografato, dal momento che ero stata proprio io a prepararlo....

mercoledì 15 agosto 2012

Pesche cotte agli amaretti e cioccolato

Minimalia n.9






Una versione assai più rapida - ma altrettanto golosa - delle pesche ripiene al cioccolato, ideale per utilizzare delle pesche mature.
Si pelano e tagliano le pesche a pezzetti, si mettono a cuocere in un pentolino insieme, se si ama il dolce, a un cucchiaino di miele e, quando hanno consumato un po' dell'acqua di vegetazione, si aggiungono amaretti sbriciolati e cacao amaro (a piacere). 
Una volta completata la cottura e raffreddate le pesche, si conserva in frigorifero.
Si serve in coppette, con una guarnizione di amaretti sbriciolati o panna montata, volendo.
Se si desidera una maggior struttura, insieme alle pesche  si possono utilizzare anche delle mele.

mercoledì 1 agosto 2012

Una melodia lontana

Torta di mele al cioccolato del Monferrato





L'ultima volta che ho mangiato questa torta è stato in una trattoria storica di Dogliani, nelle Langhe.
L'ultima volta di cui ho memoria; perché quando l'ho assaggiata mi sono ricordata di averla già assaggiata, non so dove né quando. Posso supporre però fosse a casa di parenti a Castagnole Lanze o a Montechiaro d'Asti, nel Monferrato...probabilmente in entrambi i posti; allora però ero molto piccola.

Questa, però è una torta indimenticabile che, una volta assaggiata non può che imprimersi nella memoria; sia per la consistenza - a metà strada tra un budino e una torta - che per il gusto che, pur essendo composto di elementi apparentemente discordanti, riesce a trovare un suo equilibrio che la rende unica.
è questa  la peculiarità della torta di mele astigiana - ma che, come abbiamo visto, è diffusa anche nella provincia di Cuneo e fa quindi parte della tradizione culinaria sia delle Langhe che del Monferrato - che la rende così particolare da imprimersi nella memoria, come una melodia familiare ma lontana....

La versione che propongo mi è stata portata in dono dalla mia vicina di casa di Torino, la gentile Franca, originaria di Grazzano Badoglio (Monferrato), che l'ha richiesta alla cugina. 
A entrambe i miei più sentiti ringraziamenti, per aver riportato con la loro ricetta e i loro ricordi, un pezzetto di infanzia nella mia cucina...
Questi gli ingredienti per la torta, nel biglietto consegnatomi, che ha, di per sé il sapore di tempi lontani


Tenete però conto che si tratta di dolce assai sostanzioso, e che le famiglie una volta erano più numerose; per quanto mi riguarda, le dosi che ho utilizzato, per ottenere una teglia di torta di diametro 25/30 cm sono,

per una famiglia moderna:

1,5 kg mele pelate, tagliate a piccoli pezzi e cotte
50 gr polvere di cacao amaro
1,50 hg di amaretti sbriciolati
1,50 hg di biscotti da colazione tipo gallette sbriciolati
2 uova
1 tazza di caffè non zuccherato
la buccia grattugiata di mezzo limone  (opzionale, io me lo sono dimenticato ed era buona ugualmente, ma sicuramente dà un tocco in più)

Come potete vedere non c'è traccia di zucchero nè di grassi: non si tratta di una dimenticanza, ma la presenza di mele e amaretti garantisce a questa torta dolcezza e morbidezza senza bisogno di ulteriori ingredienti.
In una terrina capiente mescolare insieme tutti gli ingredienti; non usare il mixer, che renderebbe il composto, di per sé molto morbido, troppo liquido e non aver timore se alcuni di loro si presentano in pezzi, la cottura amalgamerà il tutto.
Mettere il composto in una tortiera imburrata e infarinata internamente, e cuocere in forno caldo a 180 gradi per circa 45 minuti. 
Una spruzzata di zucchero a velo prima di servire è una concessione alla frivolezza  odierna.

Il tempo di cottura deve essere lungo e la temperatura costante perchè il composto si presenta molto liquido; farà fede della cottura ultimata la prova dello stecchino.
O, come mi ha raccontato  l'amica Franca, quella dello stecco di saggina (sì, l'erba che si utilizzava - e si utilizza ancor oggi - per fare le scope) che la sua nonna inseriva nella torta ed estraeva asciutta; allora però il dolce veniva cotto dentro il potagè.
Ritengo, pur senza averne la certezza, che si possano aggiungere anche pezzi di pesca e altra frutta all'impasto, senza alterarne il carattere tipico, e sarei quasi sicura di aver assaggiato anche questa versione...

martedì 26 giugno 2012

Esercizi correttivi per crostate

Crostata estiva di marmellata e frutta con crumble




Talvolta può capitare di avere nel frigorifero un mezzo barattolo di marmellata di ciliegie, di quella fatta in casa, da consumare velocemente e, nello stesso tempo, quattro pesche non più nel fiore dell'età, e di usare il tutto per farcire una crostata...
Può però altresì accadere  che la medesima, messa nel forno, stenti a rassodarsi per la presenza di troppi liquidi. Tuttavia un rimedio c'è: basta aggiungere un crumble - ossia uno strato di briciole di frolla - di copertura e la crostata può, senza troppe difficoltà, tornare sulla retta via; anzi, direi, trovare una sua dimensione, con risultati decisamente più che soddisfacenti.

Per una crostata da riportare sulla retta via

Per il ripieno
mezzo barattolo di marmellata
quattro pesche pelate e tagliate a piccoli pezzi

Per il crumble
un cucchiaio di burro
due cucchiai di farina
un cucchiaio di zucchero

Per la pasta frolla
200 gr farina 00
100 gr burro
1 pizzico di sale
un cucchiaio di acqua fredda

Impastare insieme tutti gli ingredienti per la pasta frolla; va bene anche metterli in un frullatore, però la pasta va raffreddata dopo in frigorifero, anzi, è meglio se viene preparata il giorno prima e messa a raffreddare.
Stendere la pasta con un matterello dandole forma della teglia e dimensioni leggermente più grandi, per poter fare dei bordi leggermente rialzati.
Stendere la sfoglia nella teglia precedentemente imburrata e infarinata; bucherellare la superficie della pasta prima di riempirla con la marmellata e con le pesche pelate e tagliate a piccoli pezzi.
A parte preparare il crumble: mettere il burro in un cucchiaio e scaldarlo sulla fiamma piccola del gas fino a che non comincia a sciogliersi; metterlo in un piatto con la farina e lo zucchero, mescolandolo e sgranandolo con le mani in modo da formare delle briciole compatte. 
Cospargere la superficie della crostata con le briciole e mettere a cuocere nel forno preriscaldato a 180/200 gradi per 40 minuti circa.

lunedì 11 giugno 2012

Pesca nel vino

Minimalia n.7




Un tempo, nei vigneti del Piemonte, le fasce di terreno lasciate libere tra i filari venivano utilizzate per coltivare alcuni tipi di verdure, compatibili con le coltivazioni, - patate, pomodori, insalate  - sia per uso domestico che per la vendita ai mercati, e piante da frutta, in particolare i peschi, che davano come frutto le famose pesche di vigna.
E un dessert/frutta estivo un tempo molto apprezzato - che si può ancora trovare nelle piole, ossia le osterie  che mantengono le tradizioni culinarie del territorio - è la pesca nel vino, servita, come da tradizione contadina, in rustici bicchieri di vetro spesso da tavola, appannati dal freddo.
Per questo dessert, che va preparato con un certo anticipo perché, per meglio prendere sapore, deve riposare almeno un'ora al fresco  prima di essere consumato occorre però, ovviamente, avere dell'ottima materia prima: del buon vino rosso - un bel Barbera, un pregiato Dolcetto, o i nobili Grignolino o Nebbiolo, ad esempio - delle pesche mature - due o tre per commensale, a seconda delle dimensioni - e un cucchiaino di zucchero.
Si lavano e asciugano le pesche - non occorre pelarle - e si tagliano a fettine, mettendole in un bicchiere di vetro; si spolvera il tutto con un cucchiaino di zucchero - non occorre girare - e si aggiunge il vino fin quasi a coprire le pesche; si mette a riposare in frigo, per far si che le pesche acquisiscano il sapore del vino e, a loro volta, cedano il loro succo. 
Si mangiano le fette di frutta con il cucchiaino - o, meglio ancora, a fine pasto, usando più rusticamente la forchetta -  e, alla fine, - ed è il momento migliore - si beve il vino rimasto, dolce e fruttato...

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